"Tecnica di Polizia Giudiziaria Ambientale" è un libro "storico" di Maurizio Santoloci, finalizzato a decodificare in termini chiari e semplici i complessi temi procedurali penali letti alla luce delle norme ambientali


Questa nuova edizione 2010...


Ancora un nuovo anno. Ancora una nuova edizione per questo volume che è un po' una parte di me stesso. Tra le diverse pubblicazioni che ho avuto la fortuna di poter realizzare in molti anni di impegno nel campo del diritto ambientale, questo volume è veramente "il libro", la base di tutto, il punto di partenza iniziale e - ogni volta - di arrivo. Un libro un po' tecnico ed un po' "ideologico" nel campo del diritto ambientale. Ed ogni anno, quando penso che forse basterà una ristampa dell'edizione precedente, mi accorgo che - iniziato a scrutare il testo per decidere - la mano inizia a muoversi sulla tastiera del computer quasi da sola. E scrive, aggiunge, modifica. C'è sempre qualcosa da integrare, modificare, rimodellare. Dal tempo in cui questa operazione veniva fatta con una macchina da scrivere, pezzi di carta aggiuntivi su edizioni precedente, colla e forbici e penna rossa, di evoluzioni ce ne sono state veramente tante. Oggi l'operazione è fatta direttamente su un programma di impaginazione grafica su uno schermo spaziale (lo confesso: l'elettronica è il mio vizio occulto) e questo mi dà il senso e la misura del tempo che passa e delle cose che cambiamo. In meglio per la tecnologia editoriale, in peggio per il nostro disastrato ambiente naturale. Dall'epoca della colla e forbici e macchina da scrivere, su queste pagine siamo passati a trattare progressivamente di illeciti ambientali fino agli attuali grandi crimini di ecocidio senza freni inibitori. Mentre scrivo queste righe un disastro ambientale di proporzioni inimmaginabili ha devastato una importante area fluviale del nord Italia, con una coltre nera di petrolio ed olio nel quale sono affogati animali selvatici e turismo, integrità ambientale ed economia locale, salute pubblica e paesaggio. E tutti si chiedono quali norme e quali sanzioni si applicheranno ai responsabili. Ecco, siamo a marzo 2010 ed a fronte di tale strazio ambientale ancora aleggia il dubbio su quali norme si possono applicare in tali casi. A fronte di una triste certezza: dopo diverse legislature andate a vuoto, ancora non siamo riusciti ad approvare nel nostro sistema giuridico un delitto di danno ambientale. E siamo ancora ai "reati satelliti" degli anni '70. Ed eccomi qui con gli ultimi ritocchi, per approfondire anche questo tema. E riesumare strategie investigative che dovrebbero essere sovramodulate da norme moderne ma che fino ad oggi sono risultate solo belle chiacchiere. E questo è anche - in parte - il senso di questo volume. Un modesto contributo per non perdere la rotta e tenere bene la direzione della legalità nel campo della tutela dell'ambiente, della salute pubblica e degli animali. Anche questa volta il libro è cresciuto come numero di pagine e contenuti, sempre con l'esposizione ancorata alla realtà concrete quotidiane. Voglio precisarlo per chiarezza: questo volume non è un manuale universitario o di alta dottrina teorica. E' un libro da campagna con gli stivali ai piedi. Per chi lavora sul campo con gli stivali ai piedi. Recentemente in un seminario stipato di operatori di polizia sono stato criticato da una giovane operatrice del diritto perché il mio linguaggio era troppo semplice, esemplificativo, essenziale; ed ha nutrito la sua critica con una ampia e dotta disquisizione dottrinaria su tutte le interpretazioni ermeneutiche dei principi giuridici che io - molto modestamente - avevo appena esposto con il contributo (per me prezioso) di alcune vignette fumettistiche in cui erano protagoniste la sig.ra Nella e la sig. Gina che commettevano dei reati. Ho incassato la critica. E ci ho pensato sopra. Era fondata. Aveva ragione. Ma quello sono io. Da un quarto di secolo. E credo che se avessi fatto la scelta di esporre gli stessi principi in modo troppo accademico la sala si sarebbe progressivamente svuotata. Invece sono rimasti tutti lì. Per due giorni. La mia interlocutrice non è più tornata. Sono rimasti quelli con gli stivali a piedi. E così è questo volume. Che mi rispecchia perfettamente e forse anche per questo è il mio preferito. Da sempre. Non è un manuale dottrinario. Non è un codice. Non è un libro di alti principi universitari. Non è un saggio intellettuale. Ma che cosa è, allora? Non lo so. E' "Tecnica di Polizia Giudiziaria Ambientale". E finchè tu che stai leggendo condividerai quello che ho scritto, e non mi chiederai il rimborso per insoddisfazione del contenuto e dello stile di esposizione, resteremo così. Io e il libro. Sempre con gli stivali ai piedi e sempre da una parte sola: quella della legalità nel campo ambientale. Che può avere una sola angolazione giuridica e di pensiero.



Maurizio Santoloci


Marzo 2010


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Introduzione
(alla edizione 2009)


Questa nuova edizione 2009 è un ulteriore passo avanti nella storia di questo libro, e mia personale. In sinergia con tutti i lettori. Ho letto con attenzione tutte le osservazioni, i suggerimenti, le critiche che - su espresso invito contenuto nelle ultime pagine nell'edizione 2008 - mi sono giunte, ed eccomi qui...
Ho cercato di fare tesoro di tutto, integrando il testo con nuovi temi molto richiesti (tutela giuridica degli animali ed inquinamento dell'aria), inserendo nuovi spunti operativi, soffermandomi su ulteriori argomenti. Ed il libro è cresciuto come numero di pagine e contenuti. Sempre con il presupposto di base di tenere l'esposizione ancorata alla realtà concrete quotidiane. Un obiettivo preciso che mi sono imposto in ogni versione di questo testo, e maturata nel tempo anche grazie al confronto diretto sia con giovani allievi che con operatori esperti nelle scuole di polizia, all'impegno istituzionale "sul campo" che ho cercato di tenere fino ad oggi attivo per me stesso nella mia vita professionale e alle fresche dinamiche interlocutorie derivanti dai seminari e convegni dai quali - oggi come mi sembra non mai in precedenza - sgorga una energia positiva di impegno e di interesse collettivo di tutti voi che mi sta facendo vivere una rinnovata stagione di passione culturale ed operativa.
L'edizione precedente, che ha visto tre ristampe, ha avuto un successo travolgente. Ringrazio tutti; i nuovi lettori (tantissimi) che per la prima volta si sono collegati con il sistema di idee trasmesso da queste pagine, ed i "veterani", cioè coloro che hanno avuto - ancora una volta - la forza di acquistare l'ennesima versione di "Tecnica di polizia giudiziaria ambientale". I "veterani" sono un fenomeno incredibile. Incontro lettori che conservano arcaiche versioni di questo volume non so da quanti anni. Alcuni perfino con la copertina rilegata ed altri con una fioritura di appunti e multicolori segnapagine che fanno capolino dalla parti laterali del volume come segni di incisione intellettuale. La cosa mi sconcerta. Un po' perchè questi amarcord di lungo corso mi danno il senso di quanto devo essere invecchiato, un po' perchè mi chiedo sempre per quale motivo un operatore di PG da anni (alcuni da decenni) acquistano sempre lo stesso libro e - cosa ancora più inquietante - li vedo tornare (sempre per anni) in occasione di miei eventi seminariali sugli stessi temi.
Il dubbio è: quello che scrivo e relaziono è talmente interessante da generare questa presenza seriale per molte lune, o - al contrario - i miei scritti e la mia arte oratoria sono così carenti che ci vogliono anni, ed a volte decenni, per riuscire a comunicare con il mio pubblico ed a far comprendere qualcosa a qualcuno? Cari amici, vi dispenso dalla risposta e preferisco restare nel dubbio... Ed a voi in particolare dedico questa nuova edizione 2009. Ve la siete proprio meritata!


Maurizio Santoloci


Marzo 2009

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Introduzione
(alla edizione 2008)


Questo libro è un po' la mia storia. Personale e professionale.
"Tecnica di polizia giudiziaria ambientale" è un'idea nata circa 25 anni fa quando, giovane pretore di Sorgono (Nuoro), impegnato sul campo con gli stivali ai piedi (era il tempo dei "pretori d'assalto", come qualcuno - per criticarci - ci definiva…), dividendo di giorno con gli operatori di PG del posto azioni di contrasto a bracconieri ed incendiari, la sera ci riunivamo per fare il punto delle situazioni ed impostare un po' di didattica spicciola. Roba pratica, basata sulle esperienze delle ore passate insieme, coniugando codici e procedure con il fumo degli incendi che ci portavamo addosso o il sudore delle operazioni di appostamento appena concluse. Le regole del codice di procedura, le nozioni delle allora prime leggi ambientali, lette insieme, dibattute, sciolte in lezioncine per il giorno dopo, con gli stivali ancora ai piedi. Sede: la base degli elicotteri stirati al massimo ed esausti peggio di noi, lo scantinato della pretura, il retrobottega del baretto che infornava pure la pizza. Poi abbiamo esteso le pretese. Sono arrivati altri, da altre zone. E tutti a dibattere e discutere di regole ed esperienze, di dubbi e codici, di cosa fare e non fare alla luce di quanto vissuto sul campo. E nel tempo libero ho iniziato a viaggiare fuori zona. Per esportare questi incontri, sempre con gli stivali ai piedi ed in mezzo a gente affumicata e sudata, entusiasta e permeata del proprio lavoro vissuto come stile di vita, ideale, entusiasmo operativo. E sono diventato uno di loro. Ed ho iniziato a scrivere qualcosa per loro. Appunti di campagna di un "pretore d'assalto", pagine di modesto diritto procedurale letto alla luce dei casi concreti. E sono nati i primi foglietti di "Tecnica di polizia giudiziaria ambientale". Realizzati con la macchina da scrivere, con la carta carbone, con il correttore a mano, e poi ciclostilati e fatti circolare. Taglia e incolla non come oggi con il computer, ma con le forbici e la colla Coccoina con il pennellino; "Tecnica di polizia giudiziaria ambientale" all'inizio sapeva ed odorava di inchiostro e collante, era prima su foglietti di appunti volanti e poi su dispensine che a rivederle oggi (alcuni veterani, qualche tempo fa, me ne hanno fatto omaggio...) ti viene da ridere. Ho scritto le prime note di "Tecnica di polizia giudiziaria ambientale" mentre ho dormito nelle caserme in città e nelle casermette in montagna, ho volato sugli elicotteri e viaggiato sui fuoristrada, e su barchini da brivido, ho percorso non so quanta strada sui loro mezzi, in loro compagnia, dividendo emozioni e fatiche, successi e delusioni, rabbia e passione. Soprattutto la passione. Che ci ha uniti ed ancora, a distanza di un quarto di secolo, mi unisce a loro. "Tecnica di polizia giudiziaria ambientale" rappresenta le mie radici. L'inizio della mia esperienza come operatore sul campo e - nel contempo - docente e scrittore di qualcosa che ha unito, ci ha unito, in 25 anni attraverso un'idea, una passione, un cortocircuito di energia positiva che è stato incredibilmente vivo e vivace. E che ancora oggi è fonte di passione e condivisione con tanti, tantissimi.
Nel corso di questo quarto di secolo sono cambiate tante cose. Una buona sorte ha voluto fare di me un docente presso le più grandi ed autorevoli scuole di polizia dello Stato e mi ha concesso il dono di produrre per le librerie oltre trenta opere. Ma "Tecnica di polizia giudiziaria ambientale" è rimasto qualcosa di speciale, di ancestrale, di unico. In ogni senso. E non solo per me.
Quei foglietti iniziali e quelle rudimentali composizioni di primogenitura sono poi diventate un libro realizzato in diverse edizioni, contenuti, e soprattutto voluminosità di contenuti. Un testo che è stato letto da intere generazioni di operatori di polizia, studenti, giovani avvocati e magistrati, e che ha creato in questi anni una specie di invisibile ma forte e penetrante filo di unione ideale e culturale, forse anche un po' ideologica, tra tutti coloro che hanno sfogliato quelle pagine. Giovani ed anziani, esperti o novellini, operativi su strada o cultori da studio. Nessuna delle pubblicazioni che ho poi realizzato ha avuto il successo e la condivisione di "Tecnica di polizia giudiziaria ambientale" e nessuna mia docenza in questi anni ha mai riscosso maggiore partecipazione di questo programma. Di questa idea. Sempre e dovunque, tanti mi chiedono una versione aggiornata di "Tecnica di polizia giudiziaria ambientale". Perché ci hanno studiato sopra, hanno fatto il corso con questo libro, li ha colpiti per qualcosa. Un seminario di "Tecnica di polizia giudiziaria ambientale" a Frosinone nel 2005 ha raccolto 1350 persone! Oltre quelle, il teatro che ci ospitava non poteva accogliere..... E quel giorno ho avuto la conferma che "Tecnica di polizia giudiziaria ambientale" non è stato solo un libro o un seminario, ma un momento di sentita e diffusa condivisione culturale nel campo del diritto ambientale. Con gli stivali ai piedi. Sul campo, come allora. Come oggi. Sempre e solo dalla parte della legalità nel campo ambientale.
Ed eccomi qui. A riscrivere, stavolta con un computer e collegato in adsl, l'ennesima edizione di quel blocchetto di fogli iniziato 25 anni fa. Sono passati tanti anni. Ma la passione e la condivisione ideale ed operativa che mi unisce agli operatori di PG con gli scarponi sporchi di fango è rimasta intatta. Ancora dormo spesso nelle caserme; ancora viaggio tanto con loro, su strada ed a volte anche in volo, o su motovedette di ultima generazione. E loro sono sempre gli stessi, pur adesso con tante e diverse divise. Con la stessa passione che mi coinvolge e mi dà forza. Ed anche io sono lo stesso, anche se l'anagrafe è inclemente. Ma le idee non hanno età. Ed è straordinario oggi vedere in aula giovanissimi agenti e stagionati ufficiali ancora per ore impegnati a dibattere e confrontarsi sulle tecniche di polizia giudiziaria ambientale come tanti anni fa. Una energia positiva che - almeno intellettualmente - mi mantiene veramente giovane. A loro è dedicato questa ennesima e nuova edizione di "Tecnica di polizia giudiziaria ambientale". Con tutto il mio affetto ed il ringraziamento per quello che in questo quarto di secolo tutti loro, di generazione in generazione, di divisa in divisa, hanno saputo darmi. Io so dare qualche nozione in più di tecniche operative da strada. È quello che so fare, e spero di essere ancora all'altezza delle aspettative. Ho scelto una formula più flessibile, più dinamica del testo per adattarlo alle nuove esigenze applicative rispetto alle più recenti leggi ambientali.
Di fronte a me, mentre scrivo queste righe, su uno scaffale fa capolino la vecchia macchina da scrivere marca Olimpia che non ho mai buttato via. Tutti si chiedono (in particolare la signora delle pulizie che la considera un unitile ingombro da spolverare) perché tra tanta tecnologia nella quale sono immerso, conservo ancora quell'aggeggio inutile.
Forse i lettori "storici" di "Tecnica di polizia giudiziaria ambientale" mi possono capire. Tra quei tasti a riposo ci sono le nostre radici di cultori di un'idea: il nostro diritto all'ambiente.


Maurizio Santoloci


Maggio 2008




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